La masseria e’ l’emblema di un’economia agricola basata sul Latifondismo, diviene anche espressione di un modo di vivere basato sulla netta distinzione fra povero e ricco.
La parola latifondo deriva dalla fusione di due termini latini: latus (grande) e fundus (podere).
Si tratta infatti, di un vastissimo terreno agricolo appartenente ad un unico proprietario, sul quale spesso si costruiva una struttura che assolveva a diversi compiti.
Il principale dei quali e’ quello di essere dimora per il ricco latifondista e per i poveri operai, rifugio per animali, rimessa per gli attrezzi agricoli e deposito per il raccolto.
La masseria per questo, sembra spesso costituita da piu’ unita’ abitative adiacenti pur mantenendo le sembianze di struttura unica: per dare una netta divisione a quelli che sono gli alloggi dei contadini, della stalla e sopratutto della dimora del proprietario.
Siamo circa nel 1400 e nel sud Italia si diffonde questo tipo di economia, i nobili dell’epoca proprietari di vasti terreni sfruttando il lavoro di molti contadini riescono a crare queste aziende agricole in cui la vita fra il “capo” e gli addetti ai campi e’ molto differente.
C’รจ chi riconosce nel latifondismo un contratto di mezzadria fra il proprietario terriero e la manodopera.
Ma la storia smentisce e rivanga i soprusi subiti da questa povera gente costretta a zappare e lavorare dalla mattina alla sera spesso in cambio del solo vitto e alloggio.
La masseria e il terreno annesso nella stragrande maggioranza dei casi veniva coltivato con colture estensive, tradizionali e senza particolare cura alla resa ottimale dei terreni.
Una buona rendita era lo scopo del proprietario terriero, non raggiungere quote di produzione piu alte.
Vaste aree erano destinate al pascolo degli animali e intorno alla produzione agricola e all’allevamento ruotava la sopravvivenza di molte persone.
In questa tipologia di masserie non si sottrae la Masseria Del Ninfeo, databile attorno al XIV secolo, nella quale si nota anche la presenza di un antico forno e la probabile presenza di un frantoio ipogeo del quale se ne ricerca la collocazione.
Tutto cio’ fa supporre che fra le colture tipiche della masserie per molti secoli il grano, l’olivo e la vite siano state le principali e la presensa della stalla denuncia un allevamento ovino caprino.
Dal produttore al consumatore, la terra dava il sostentamento a questa gente.
Di notevole rilevanza storica, perfettamente conservati all’interno della maseria Il Ninfeo sono i meccanismi di difesa della masseria stessa contro gli attacchi esterni.

Cio’ la rende una casa-fortezza sempre pronta alla difesa contro la devastazione e il saccheggio.
Certamente postume alla costruzione dell’edificio principale sono le fortificazioni databili intorno al 1500 e dettate dal buon senso della gente e da un editto voluto da Carlo V che le utilizzo’ come meccanismo perfetto di difesa.
A Carlo V non si deve l’invenzione delle torri di avvistamento bensi’ al merito di aver imposto alla gente del sud Italia di costituire tali torri e di fortificare le dimore in modo da essere sempre pronti a respingere gli attacchi mussulmani e i saccheggi dei pirati.
La strategia era semplice ed efficace: con un occhio al mare, dalle torri poste sulle costa, dei contadini vegliavano giorno e notte per avvistare imbarcazioni pronte all’invasione.
una volta avvistate si dava l’allarme con i segnali di fumo di giorno, con il bagliore del fuoco acceso di notte alle altre torri.
Fra le torri vigeva il requisito di essere a vista, quindi da sopra una torre si vedevano tante altre torri in modo da costituire una rete di allerta, le masserie passavano alla difesa.
Si chiudeva il portone, ci si affidava alla cinta muraria come prima forma di ostacolo,

i contadini si armavano e difendevano il podere.
La Masseria Del Ninfeo conserva ancora la cinta muraria che fortificava la struttura:

tale cinta non ‘e’ costituita da sole pietre nella tipica configurazione del muretto a secco ma anche una delle prime forme di legante fra le pietre stesse in modo da dare una compattezza maggiore.
Stiamo parlando di argilla pseudo plastica che addizionata al calcare riempie le cavita’fra le pietre originarie della masseria dando quella tipica colorazione rossiccia che non si ammira in moltre altre masserie del Salento.
Non solo, all’interno della stessa e’ possibile vedere in corrispondenza di quella che doveva essere un entrata principale un canale di scolo per l’olio bollente, il cosi detto “caditoio”, da dove si gettavano anche pietre per respingere gli invasori.
All’interno i contadini armati facevano il resto, si faceva in modo insomma di resistere qualche giorno all’attacco e aspettare l’aiuto esterno per respingerlo del tutto.
A giudicare dallo stato di conservazione in cui e’ arrivata fino ai giorni nostri, dovevano essere metodi di difesa molto efficaci.